Non potevo certo perdermi il nuovo film di Woody Allen! Midnight in Paris è un film un po' magico, woodiallenesco in primis nel protagonista, Owen Wilson che ha movenze e tic propri del Woody cinematografico, e poi nei temi principali come l'amore e la magia.
Non posso dire che sia uno dei film che mi sono piaciuti di più, l'idea della "magia di mezzanotte" è carina, ma abbastanza semplice e a tratti il film diventa un pò didascalico nella trama. Ma la Parigi di Woody è così bella, così romantica, così letteraria che lascia un sapore dolce e un pò vago e quel sapore vale il film. Perché la Parigi di Allen è come la sua New York: riflette lo sguardo in bianco e nero del regista, unico con la sua angolatura un pò nostalgica, crepuscolare, magica e retrò. La grande città è poesia, dice Woody Allen nel film: grazie a lui, penso io.
Another Year
Questo film mi ha un po’ deluso. Sono andata a vederlo forse pensando a una cosa diversa, a qualcosa di simile a Happy Go Lucky (dello stesso regista, vitale e originale) e forse non era il film giusto per la giornata..
La storia, che ruota intorno a una coppia londinese molto british e di invidiabile affiatamento, racconta le vicende degli amici, un po’ disperati, molto soli, in contrasto con la serenità dei due protagonisti. Ma le storie sono un po’ annacquate, alcune non sviluppate fino alla fine, brilla solo Mary, la collega/amica/disperata/surreale con una recitazione ottima, prova di grande attrice.
Per il resto troppa calma, troppa immobilità...di buono c’è però una cosa: mette serenità e ottimismo vedere una coppia come quella dei protagonisti così felice, arricchita da una storia di tanti anni di rispetto e amore.
La storia, che ruota intorno a una coppia londinese molto british e di invidiabile affiatamento, racconta le vicende degli amici, un po’ disperati, molto soli, in contrasto con la serenità dei due protagonisti. Ma le storie sono un po’ annacquate, alcune non sviluppate fino alla fine, brilla solo Mary, la collega/amica/disperata/surreale con una recitazione ottima, prova di grande attrice.
Per il resto troppa calma, troppa immobilità...di buono c’è però una cosa: mette serenità e ottimismo vedere una coppia come quella dei protagonisti così felice, arricchita da una storia di tanti anni di rispetto e amore.
Il cigno nero
O lo ami o lo odi: io l’ho amato, molto, questo film. Mi ha fatto provare la sensazione di aver visto qualcosa di nuovo, mi ha immerso in una atmosfera invasiva e permeante, per due ore, facendomi dimenticare di tutto il resto. Sarà anche un film sensazionalista, volutamente un po’ spettacolare, ma che regia! Non tutti i registi sarebbero stati capaci di camminare così tanto sul filo del trash senza cadere: poteva diventare un pasticcio torbido, invece la storia presenta una ricerca, uno studio sulla personalità della protagonista, e una caricatura grottesca del mondo competitivo, solo apparentemente puro, della danza. Aronofsky si conferma un bravo ritrattista di personalità disturbate e distruttive, già ottimo in The Wrestler (film di taglio maschile) qui grande in un film sensuale e femminile.
Il film è forte, a tratti contaminato di horror, e fonde insieme bellezza eterea e sensualità sanguinosa, rigore e fragilità, follia e arte. Con un Vincent Cassel credibilissimo e Natalie Portman con un Oscar meritatissimo, forse la sua interpretazione migliore.
Il film è forte, a tratti contaminato di horror, e fonde insieme bellezza eterea e sensualità sanguinosa, rigore e fragilità, follia e arte. Con un Vincent Cassel credibilissimo e Natalie Portman con un Oscar meritatissimo, forse la sua interpretazione migliore.
Splice
Non volevo vedere questo filmaccio di Vincenzo Natali, regista di The Cube. E di The Cube conserva l’atmosfera asfissiante, delirante e un po’ perversa. Il filmaccio però mi è piaciuto tutto sommato, godibile anche se con epilogo trash e un po’ tirato. Bella l’atmosfera, venata della follia dei due ricercatori accecati dal desiderio della scoperta a ogni costo, bella l’inquietante creatura semiumana e semianimale, dotata di una femminilità tanto istintiva, animalesca e ingenuamente crudele (ricordiamo che è un animale) quanto delicata e fragile.
Effetti speciali pochi, ma tutti concentrati bene: Dren (il nome della creatura “splice”) è realistica, carnale, sensuale e viva.
Film che non consiglio agli impressionabili perché è crudo, e a tratti horror e venato di una inquietante ambiguità che può anche infastidire. Ambiguità che però è il vero punto forte del film.
Effetti speciali pochi, ma tutti concentrati bene: Dren (il nome della creatura “splice”) è realistica, carnale, sensuale e viva.
Film che non consiglio agli impressionabili perché è crudo, e a tratti horror e venato di una inquietante ambiguità che può anche infastidire. Ambiguità che però è il vero punto forte del film.
Somewhere
Sofia Coppola racconta il suo tema (a quanto pare) preferito: il rapporto tra padre e figlia. Questa volta il padre è un attore di successo, che conduce una vita edonistica e senza veri obiettivi, tutto sommato parecchio infelice. E poi c’è la figlia, presenza vivificante e pura, leggera e capace di provocare una trasformazione nel padre.
Dove è l’originalità di questa storia (peraltro premiata a Venezia)? Da nessuna parte. Storia già vista e sentita, in questo film è raccontata in modo banale, con escamotage anche troppo visibili: la figlia angelica e le donne squallide e volgari che compongono l’harem pseudo amoroso del padre. Contrapposizione troppo facile. E il tentativo della regista di raccontare con lunghi piani sequenza senza tagli la noia esistenziale del protagonista, rende il tutto solo più noioso, perché non ha la grandezza di ispirazione di altri grandi che hanno utilizzato questo metodo.
Due cose sono ben riuscite: alcune scene spontanee (vedi la scena sott’acqua) di padre e figlia, e il cameo di squallore made in Italy con la serata dei telegatti, capitanata da Simona Ventura e Valeria Marini. Cosa poteva rappresentare meglio il trash televisivo? Qui c’è della bravura nella regista.
ps il trailer è bellissimo
Dove è l’originalità di questa storia (peraltro premiata a Venezia)? Da nessuna parte. Storia già vista e sentita, in questo film è raccontata in modo banale, con escamotage anche troppo visibili: la figlia angelica e le donne squallide e volgari che compongono l’harem pseudo amoroso del padre. Contrapposizione troppo facile. E il tentativo della regista di raccontare con lunghi piani sequenza senza tagli la noia esistenziale del protagonista, rende il tutto solo più noioso, perché non ha la grandezza di ispirazione di altri grandi che hanno utilizzato questo metodo.
Due cose sono ben riuscite: alcune scene spontanee (vedi la scena sott’acqua) di padre e figlia, e il cameo di squallore made in Italy con la serata dei telegatti, capitanata da Simona Ventura e Valeria Marini. Cosa poteva rappresentare meglio il trash televisivo? Qui c’è della bravura nella regista.
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